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PIR: QUANDO IL GESTORE AIUTA L’IMPRESA

l Piani individuali di risparmio sono la novità del 2017 e sono il primo strumento che collega in maniera diretta risparmio gestito ed economia reale. Così chi investe con un’ottica di lungo periodo finanzia la crescita dell’industria italiana. Tanti pro e qualche contro di questo nuovo prodotto.

di Roberta Fossa

Dopo quasi dieci anni di incubazione e una spinta decisiva di Assogestioni che dal 2011 ha portato avanti la battaglia della creazione di un prodotto che legasse l’industria del risparmio gestito all’economia reale, l’era dei Piani Individuali di Risparmio (PIR) è cominciata il primo gennaio 2017.

Chi investe ha la possibilità di diversificare il suo patrimonio su una formula di risparmio di lungo periodo e nello stesso tempo di aiutare le piccole e medie imprese italiane a reperire capitale per crescere. Sono stati introdotti con la Legge di Stabilità 2017 e sono uno strumento che mira a stimolare un cambiamento culturale dei risparmiatori come ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda sono «strumenti finanziari utili a far ripartire l’economia e ad aiutare le imprese italiane a rilanciare la loro capacità competitiva».

l vantaggi per gli investitori

Il vantaggio per chi investe è rilevante: le plusvalenze derivanti dai PIR sono esenti da imposta a condizione che vengano tenuti per un orizzonte temporale di almeno 5 anni. Il lato debole, per il momento, è la struttura dei costi che dipende dalla natura del prodotto (azionari, obbligazionari e bilanciati). Dai prospetti dei prodotti del risparmio già operativi e in rampa di lancio, la piramide dei costi è quella classica: di sottoscrizione, di gestione e, spesso, di performance.

Il risparmio fiscale, dunque, può essere vanificato da una struttura dei costi troppo onerosa. Per questo Consob ha acceso un faro sui prodotti già lanciati e in rampa di lancio per vigilare sui costi, certamente, ma anche sulla struttura in modo che i prodotti dichiarati PIR lo siano nella sostanza e non solo sulla carta. Per questa ragione Assogestioni ha deciso di emanare una serie di chiarimenti utili alle società in modo tale che i prospetti dei nuovi prodotti siano a prova di errore.

[…]

Tra i primi prodotti in arrivo ci sono anche quelli di Zenit, che intende lanciare un obbligazionario misto e un azionario. […] l PIR di Zenit saranno distribuiti a partire dalla prima metà del mese di Febbraio 2017. «Proponiamo due soluzioni: la prima sarà Zenit Obbligazionario, un fondo obbligazionario misto flessibile e la seconda il fondo azionario Zenit Pianeta Italia» ha detto a Investire Michele Guerrieri, Responsabile Sviluppo Commerciale di Zenit. Il portafoglio del primo sarà composto per il 75% da obbligazioni aziendali, di cui il 30% di imprese non comprese nell’Ftse-Mib e il restante 25% in strumenti finanziari vari; nel fondo è anche presente una componete azionaria non superiore al 20%. «Nel Fondo Pianeta Italia, continueremo a operare sulle azioni italiane con la consueta attenzione che abbiamo da sempre riservato, alle medie e piccole capitalizzazioni, vera struttura portante della nostra economia» ha aggiunto Guerrieri. Zenit offrirà inoltre servizi di advisor Pir Compliant agli intermediari che lo chiederanno, non ultime le compagnie di assicurazione.

 

Tutto in uno

Tra le caratteristiche del PIR c’è quella di essere un contenitore che racchiude diverse tipologie di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, quote di OICR, contratti derivati) e prevede un investimento fino a un massimo di 150 mila euro. La proposta è rivolta a tutti, per la sua «modularità» di costruzione. Va bene per il risparmiatore cosiddetto Affluent, che intende diversificare con un vantaggio fiscale nel medio/lungo periodo; ma anche per coloro con capacità di risparmio relativamente contenuta (tra i 5 mila e 10 mila euro per anno), il PIR può essere una valida forma di accumulo, se alimentata per esempio con un PAC. Non va dimenticata, inoltre, la clientela Private, verso i quali il tema della diversificazione vale ancora meglio: non va dimenticato che potendo avere uno, e un solo, PIR in capo a un cliente il plafond investibile di 150 mila euro può essere “replicato” anche da un altro componete del gruppo familiare, arrivando così a rappresentare nel tempo un patrimonio non trascurabile. […]Lo strumento PIR, infatti, pur con qualche differenza tecnico-giuridica, è già stato adottato con ottimi risultati in Francia e Regno Unito, con i Pian d’Epargne en Actions (PEA) e gli Individuai Savings Accounts (ISAs). La finalità è la stessa: sostenere l’economia reale, incentivando fiscalmente l’investimento nelle imprese nazionali da parte dei risparmiatori.

[…]

La sfida del risparmio gestito

[…] Il 2017 sarà sicuramente il banco di prova per le SGR sui PIR che potrebbero avere una ricaduta diretta molto positiva sul mercato. Secondo i calcoli di lntermonte advisory grazie ai nuovi piani di risparmio a lungo termine che consentono di azzerare le imposte sui capitai gain le masse dei fondi azionari Italia potrebbero quasi raddoppiare in cinque anni passando dagli attuali 10 miliardi a 19 miliardi di euro e quelle dei fondi bilanciati potrebbero aumentare del 13% a circa 80 miliardi di euro. E l’offerta potrebbe essere ampliata in corso d’opera. Tra le novità potrebbe essere introdotta la sottoscrizione di PIR da parte di minori. Si tratta di una proposta a cui sta lavorando Assogestioni per sottoporla al legislatore e che aggiungerebbe appeal a questi prodotti.

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